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ECOSISTEMA RISCHIO 2011: I DATI SUL RISCHIO IDROGEOLOGICO IN ITALIA PDF Stampa E-mail
operazionefiumi_d3.jpg Presentata l'indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile.

Una fragilità amplificata dalla presenza di abitazioni costruite in aree ad alto rischio nell'85% dei comuni intervistati.

L'indagine - realizzata nell'ambito della campagna nazionale Operazione Fiumi 2011 giunge alla sua nona edizione.
Dei 1.500 comuni intervistati da "Ecosistema rischio 2011",
743 comuni (56%) dichiarano fabbricati industriali in zone a rischio frana,
403 (31%) interi quartieri,
257 (20%) strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali, e
339 (26%) strutture ricettive turistiche o commerciali.

Tre i comuni più virtuosi nella mitigazione del rischio idrogeologico: Peveragno in provincia di Cuneo, Endine Gaiano in provincia di Bergamo e Senigallia in provincia di Ancona, dove sono stati realizzati interventi di delocalizzazione, ed è stata assicurata un'ordinaria attività di manutenzione.

Confortanti, infine, i dati sulle attività svolte nell'ambito del sistema locale di protezione civile:
1083 comuni intervistati (82%) hanno un piano d' Emergenza da mettere in atto in caso di frana o di alluvione,
912 (69%) ha dichiarato di svolgere regolarmente un'attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d'acqua e delle opere di difesa idraulica, e
926 (70%) di aver realizzato opere per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua o di consolidamento dei versanti franosi.

Nel corso della presentazione dello studio, il Capo Dipartimento ha evidenziato che "Protezione Civile è partecipazione e coinvolgimento, perché è fondamentale la conoscenza del territorio.

Una seria e radicata cultura di protezione civile significa sensibilizzare e rendere partecipe la popolazione dei rischi con cui convive e dei comportamenti da adottare prima e durante un evento emergenziale".

Franco Gabrielli ha ribadito inoltre che "il rischio idrogeologico che interessa la massima parte del territorio italiano dipende soprattutto dal reticolo fluviale minore, rivi e fiumare di cui si è persa la percezione come fiume.

A fronte di una prevenzione strutturale non immediata per tempi e per risorse economiche necessarie, oggi abbiamo l'imperativo categorico di salvare vite umane: dobbiamo concentrarci quindi sulla prevenzione di protezione civile."



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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Dicembre 2011 23:34 )
 
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