
"Dobbiamo considerare se all'interno delle entrate fiscali possiamo individuare una finalità per finanziare un
fondo stabile per la sicurezza del territorio finalizzata a muovere investimenti pubblici e privati".
Lo ha dichiarato il
ministro per l'ambiente, Corrado Clini, il 23 novembre a Genova al termine di un incontro nella sede della Regione Liguria al quale hanno partecipato, tra gli altri, il capo della protezione civile, Franco Gabrielli, il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando e il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.
"Si tratta - hanno spiegato i Presidenti della Regione Liguria, Claudio Burlando, e della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani - di mettere a punto leve finanziarie intelligenti e
criteri comuni in base ai quali delineare le
priorità delle priorità.
Per esempio: gli interventi sui comuni a rischio possono non entrare nei patti di stabilità fatti dagli stessi comuni. E' tempo di rendersi conto che
la protezione civile non è solo importante, ma e' strategica".
In una intervista radiofonica il Ministro ha fatto riferimento invece all'Europa: "Quel che non abbiamo ancora fatto a livello europeo è assumere un impegno per la protezione dei territori e per il loro adattamento ai cambiamenti climatici".
Si tratta di interventi "che necessitano di risorse ingenti e che credo debbano essere tolte dal patto stabilità. Noi abbiamo bisogno di creare a livello europeo un
fondo europeo, fuori dal patto di stabilità, che consenta di utilizzare subito le risorse disponibili al fine della protezione dei territori.
Bisogna intervenire, sottolinea il ministro, anche sulla protezione dei territori toccati dai cambiamenti climatici.
"In Italia i problemi ambientali sono molti - riconosce Clini - ed e' abbastanza vero che una parte delle risorse destinate alla protezione del territorio sono state impiegate per completare, ad esempio, interventi di risistemazione delle rete urbane o piuttosto sulle infrastrutture.
Ed e' possibile perché le autonomie locali possono individuare nelle loro priorità altri obiettivi" rispetto a quelli ambientali.
Ma
"il dissesto idrogeologico e la protezione del territorio sono un'
Emergenza e una priorità assoluta", da qui la necessità di legare in maniera più netta le risorse agli obiettivi di spesa.
Clini è anche tornato sulla sua proposta di
svuotare le aree a rischio."Noi dobbiamo avere un'indicazione più chiara circa la vulnerabilità del nostro territorio - spiega - ci sono alcune zone esposte con frequenza abbastanza elevata a eventi estremi. In queste zone bisogna analizzare quali sono i fattori di rischio che possono compromettere la vita delle persone che lavorano o abitano in queste aree.
Nel caso in cui il rischio sia altamente probabile, bisogna prendere in considerazione la possibilità di
delocalizzare residenze o attività esposte ad alto rischio". "E' inutile - prosegue il ministro - l'elenco delle vittime e dei danni in situazioni nelle quali il rischio era noto. Capisco si consolidino delle abitudini, ma se queste non sono sane o compatibili con l'emergenza legata a rischi da eventi climatici estremi bisogna assumersi la responsabilità di intervenire. Ciò non vuol dire - precisa - prendere una città e spostarla da un'altra parte, ma bisogna fare analisi puntuali e capire se ci sono situazioni circoscritte su cui bisogna intervenire".
Non solo gli ultimi eventi alluvionali in Sicilia, Liguria e Toscana, ma i dati degli ultimi vent'anni dimostrano secondo il ministro dell'Ambiente, che ''bisogna rifare la legge urbanistica'', trovare ''nuovi criteri di riferimento per le autorizzazioni'', pensare a rimodulare le procedure autorizzative.
"Non si tratta di creare una nuova mappa delle zone a rischio, ma di
aggiornare la mappa della vulnerabilità del nostro territorio rispetto ad eventi climatici estremi, avendo presente che la serie storica degli eventi degli ultimi 20 anni suggerisce che si sta passando da un regime climatico ad un altro". Così il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini.
"La nostra intenzione - ha spiegato Clini - e' quella di preparare rapidamente un
piano straordinario per la sicurezza del territorio nel nostro paese, che abbia insieme sia l'obiettivo di mettere in sicurezza dalle emergenze sia di creare le infrastrutture per un rischio sostenibile del territorio".
In particolare, secondo il ministro dell'Ambiente, " con il nuovo regime climatico (...) dobbiamo sapere che il nostro territorio, per essere protetto, deve adeguarsi a questi nuovi scenari e, per farlo, c'e' bisogno di avere infrastrutture adeguate, ad esempio le
reti fognarie o i
bacini idrici. Il problema è quello di vedere cosa fare di quegli insediamenti che si trovano in zone a rischio. E' un discorso puntuale, che riguarda situazioni specifiche.
''Bisogna trovare
standard di interventi comuni per tutto il territorio nazionale, mettere a punto una mappa precisa del
rischio'' ha sottolineato.
''Domani (25 novembre, ndr) in Consiglio dei Ministri vi sarà un primo scambio di idee - ha annunciato Clini -. Verificherò la fattibilità di una
semplificazione della Legge 10, denominata 'mille proroghe'. La fascia di primo intervento per riportare a normalita' i luoghi colpiti va affrontata in modo diverso''.
Il ministro ha quindi precisato la sua posizione circa la necessità di
''spostare altrove'' gli insediamenti a rischio. E' doveroso dunque dotarsi di un comune
''sistema di valutazione del rischio" e proprio per questo ''bisogna rivedere la legge urbanistica italiana''.
''In troppi casi quello che e' stato fatto in Italia non ha senso - ha affermato Clini -. Bisogna essere consapevoli che vi sono state e vi sono in Italia autorizzazioni edilizie che non avrebbero dovuto essere date".