"Abbiamo a disposizione 3 mila posti, che garantiscono un'accoglienza di circa 6-7 mila persone all'anno, quindi insufficienti rispetto alle migliaia di richiedenti asilo che restano fuori: è il punto debole di un sistema che vuole essere istituzionale, il braccio dello Stato operativo sul fronte dell'asilo".
E la situazione che il Paese sta vivendo in questi mesi, con gli sbarchi a Lampedusa?
"Non si tratta di un'
Emergenza umanitaria, ma dell'emergenza di farvi fronte, con costi spropositati e non tenendo in considerazione una rete di accoglienza che già esiste sui territorio.
Invece ora abbiamo dei
sistemi che viaggiano in parallelo: il nostro e quello "appaltato" alla Protezione civile". Lo
Sprar sembra non essere legittimato nel nostro Paese come
"cabina di regia" per quanto concerne i rifugiati, denuncia Di Capua, insistendo:
"Nelle cosiddette emergenze, improvvisamente lo Sprar - che dovrebbe essere il perno nella gestione dell'accoglienza - è stato completamente ignorato e scavalcato, come se non esistesse, se si dovesse ricominciare da capo e tutto dovesse essere ancora inventato nell'ambito dell'asilo in Italia".
E ha aggiunto: "Il fatto che la gestione sia stata data in mano alla
Protezione civile, insieme ai soldi, significa che si vuole dare un certo tipo di connotazione alla situazione".
Una connotazione che sa di
"emergenza", appunto, e non di progettualità in vista di un percorso d'integrazione: "
Le regioni non volevano le tendopoli, invece sono sorte in Puglia (2.300 posti), Sicilia (600 posti), Campania, a Campobasso...
Ci è stato promesso di aumentare di 1.000 unità i posti gestiti dallo Sprar, ma nulla è stato definito in merito ai criteri, ai casi vulnerabili, a quali servizi verranno erogati: si limiteranno a vitto, alloggio e assistenza sanitaria di base, oppure comprenderanno i corsi d'italiano, la mediazione culturale, l'assistenza legale? Non sappiamo quante risorse avremo a disposizione...".
Infatti non si tratta solo di un problema di "regia" e di coordinamento: "appaltare" alla Protezione civile e alle forze dell'ordine la gestione dei richiedenti asilo "costa molto di più: i cosiddetti Cara (Centri accoglienza richiedenti asilo, strutture provvisorie collettive) costano 70-80 euro pro capite, escluse le spese dei controlli di sicurezza, mentre lo Sprar prevede una diaria di 35 euro al giorno".