Home Ultime notizie I NEMICI DELLA PREVENZIONE. DOPO L'ALLUVIONE DEL 1966, LA "COMMISSIONE DE MARCHI" AVEVA INDICATO I RIMEDI. MAI ATTUATI ! IL CASO DEL FIUME BACCHIGLIONE
I NEMICI DELLA PREVENZIONE. DOPO L'ALLUVIONE DEL 1966, LA "COMMISSIONE DE MARCHI" AVEVA INDICATO I RIMEDI. MAI ATTUATI ! IL CASO DEL FIUME BACCHIGLIONE PDF Stampa E-mail
maltempo_ME_ott09_s.jpg Ma perche' si aspetta la tragedia per intervenire?  Perche' è meglio l' Emergenza anziche' la manutenzione?  Rinviare gli interventi ci ha fatto almeno risparmiare?

Questi sono alcuni degli interrogativi che si è posto chi ha fatto l'inchiesta riportata su "La Repubblica" del 24 dicembre 2010.

"In Italia non si fa prevenzione perché alle elezioni non paga."
"Il nostro è il paese dove non si interviene a monte perché se ne avvantaggerebbe la popolazione a valle, dove si è imposta la strategia dell'emergenza al posto della normale manutenzione, dove si frammentano le competenze tra Genio civile, Autorità di bacino, Magistrato delle acque, Protezione civile, Consorzi di Bonifica, enti locali."

"Dove - certifica l'ultimo rapporto del Consiglio nazionale dei Geologi - tra il 2002 e il 2010 ci sono state 35 frane e 72 alluvioni che hanno provocato 219 vittime, 126 per frane e 91 per alluvione.
Vuol dire 30 morti ogni anno a causa del dissesto idrogeologico.
C'è stato un peggioramento dalla seconda metà degli anni Ottanta, e il picco nel decennio successivo."

"Con un costo dunque crescente: 52 miliardi nell'arco degli anni dal 1948 al 2009, pari a 800 milioni l'anno.
Ma se si dividono i periodi (tra il ‘48 e il ‘90 e tra il ‘91 e il 2009) emerge che fino agli anni Novanta la media era di 700 milioni per diventare poi quasi il doppio: 1,2 miliardi a causa del non controllo."

"È l'Italia che produce i "disastri a km zero", tutti fatti in casa, autentici. Nulla di importato. Completamente colpa nostra.
E tutti lo sanno.
Da decenni e forse più."


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Il Bacchiglione.

(...) Sul fiume (Bacchiglione) si scontrano interessi, lobby contrapposte, corporazioni.
Si combatte su e lungo quelle acque. Non solo contro la costruzione della nuova base militare Usa del "Dal Molin", dove a pochi metri dagli argini sono stati impiantati 3.500 piloni a una profondità di 18 metri.
«Provocando un rialzo della falda di 20 centimetri», ci spiega Lorenzo Altissimo, direttore del Centro idrico di Novoledo, che del fiume, dei percorsi rettificati, delle trasformazioni di questo territorio e della sua popolazione, sa tutto.
Ci sono i contadini sussidiati dall'Unione europea che preferiscono essere espropriati dei loro terreni per destinarli alla costituzione delle cassa di espansione e si oppongono invece al meno remunerativo indennizzo, che include la manutenzione dell'argine; ci sono i "signori della ghiaia", che qui contano eccome, e anche quelli, un po' in declino, dell'argilla con cui si fanno i mattoni.(...)
Ultimo aggiornamento ( Sabato 05 Febbraio 2011 18:41 )
 
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