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ABRUZZO. RICOSTRUZIONE POST-TERREMOTO: IL PUNTO DI VISTA DI ALCUNI SINDACI DEL "CRATERE" PDF Stampa E-mail
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I sindaci del cratere rispondono alla "strigliata" di palazzo Chigi.

"Come sindaci non ci sentiamo responsabili dei ritardi della ricostruzione".
La replica di Nicola Menna, sindaco del Comune di Poggio Picenze (L'Aquila), fa eco a quella di altri sindaci del Cratere all'indomani della conferenza congiunta a palazzo Chigi, in cui la responsabilità delle amministrazioni comunali è stata chiamata in causa in merito alla gestione del post-sisma.

"La colpa dei ritardi - spiega Menna - non è imputabile agli enti locali, né alla Struttura tecnica di missione che sta lavorando e i risultati cominciano ad arrivare. I ritardi stanno nell'essere delle cose".
"Ogni sindaco - prosegue Menna - ha avuto modo di definire gli ambiti e gli aggregati e di individuare le linee di intervento, anche in relazione alle ditte da impiegare.
Il problema - puntualizza - è mettere in atto questi piani.
Io comunque appartengo a quella schiera di sindaci o di persone che vogliono vedere il bicchiere mezzo pieno, sono certo che le parole che sono state dette dal Presidente del Consiglio e dal Commissario delegato non possono essere parole vuote».

Sull'argomento interviene anche Isidoro Malandra per l'Associazione "oltreAbruzzi", con questa nota:

"Con imprevista faccia tosta il Presidente della Regione Abruzzo accusa i sindaci del fatto che la ricostruzione dell'Aquila e degli altri paesi terremotati non è ancora partita.

E' tutta sua invece la responsabilità di aver avallato supinamente l'esproprio del Consiglio regionale abruzzese e degli organismi elettivi locali, ridotti a meri strumenti esecutivi di decisioni assunte altrove.

Tutto comincia il 3 luglio 2009, quando a Roma si tiene un workshop, organizzato dall'Ocse e dal Ministro Tremonti, in cui si affronta il tema della ricostruzione aquilana.

Dal workshop parte la proposta di istituire una "unità di missione" che abbia il compito di coordinare e far circolare le informazioni tra i diversi livelli della "governance", dalle istituzioni locali all'imprenditoria privata, dall'Università ai residenti, agli studenti e a tutti gli altri membri della società civile.

Secondo l'Ocse l'unità di missione è struttura funzionale all'assunzione, in tempi stretti, di decisioni sulla ricostruzione destinate ad avere influenza sul lungo termine. (...)

Nasce così l'Ordinanza n. 3833 del 22 dicembre 2009 con cui Berlusconi nomina Chiodi Commissario alla ricostruzione e costituisce la Struttura Tecnica di Missione che lo supporta nella definizione delle strategie di ricostruzione e rilancio dell'area colpita dagli eventi sismici.

In tale quadro spettano al commissario le funzioni che ordinariamente spettano al Consiglio Regionale ed i Sindaci diventano mere appendici delle strutture commissariali.

Se nel caso del terremoto umbro-marchigiano spettava alle Regioni predisporre "il quadro complessivo dei danni e del relativo fabbisogno" ed in particolare toccava ai Consigli Regionali definire "le linee di indirizzo per la pianificazione, la progettazione e la realizzazione degli interventi di ricostruzione", nel caso abruzzese quelle funzioni vengono di fatto affidate alla "struttura tecnica di missione" coordinata da Gaetano Fontana, ex direttore dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili.

Con il decreto commissariale n. 3, pubblicato il 26 marzo 2010, Chiodi si impegna ad emanare, entro novanta giorni, le "linee di indirizzo strategico per la ripianificazione del territorio".

Sebbene la struttura di missione le abbia elaborate, immettendovi in sostanza i contenuti "suggeriti" dal workshop Ocse/Tremonti, ad oggi non risulta che Chiodi le abbia formalmente emanate.

Lo stesso decreto commissariale prevede inoltre un lungo e farraginoso processo per la ricostruzione dei centri storici:

1. il Sindaco ha trenta giorni per predisporre la perimetrazione del centro storico secondo i criteri dettati dal Commissario;

2. l'atto di perimetrazione è approvato d'intesa con il Commissario e pubblicato nell'albo pretorio del comune;

3. entro trenta giorni dalla pubblicazione dell'atto di perimetrazione il Sindaco pubblica le proposte sugli ambiti, ricompresi nel perimetro, da assoggettare a piani di ricostruzione;

4. contestualmente pubblica un avviso con cui chiede ai proprietari interessati di presentare proposte di intervento per i propri immobili;

5. i proprietari hanno trenta giorni per presentare istanze;

6. il Sindaco acquisisce le proposte, le valuta, predispone quindi le "proposte di piani di ricostruzione" e li adotta previa comunicazione al Commissario;

7. le proposte restano depositate quindici giorni nella segreteria comunale;

8. entro i quindici giorni successivi gli interessati possono presentare osservazioni;

9. entro dieci giorni dalla scadenza per la presentazione di osservazioni il Sindaco indice conferenza di servizi per l'acquisizione di pareri, nulla osta e altri atti di assenso;

10. il Sindaco, in tempi che l'ordinanza non indica, decide sulle osservazioni ma deve farlo d'intesa con il Commissario Chiodi;

11. trovata l'intesa con Chiodi il Sindaco trasmette il piano al Consiglio Comunale che deve approvarlo entro i quindici giorni successivi.

Per L'Aquila il Consiglio Comunale non serve neanche in funzione notarile e viene sostituito dal Sindaco.

Un processo che, se va avanti senza intoppi, necessita di almeno otto mesi per essere portato a conclusione.

Dunque i sindaci, che avrebbero fatto meglio a rifiutare i compiti loro affidati, sarebbero oggi ancora nei termini.

La verità è che, a prescindere dai profili di illegittimità, la scelta di esautorare gli organi elettivi e di sostituirli con commissari e struttura di missione ha allungato a dismisura i tempi della ricostruzione invece di accorciarli!

In Umbria i comuni, a cinque mesi dal sisma (la legge regionale è del 12 agosto 1998), avevano leggi, strumenti e risorse per ricostruire, mentre in Abruzzo, a diciannove mesi dal sisma, siamo ancora in alto mare.".

Al dibattito si aggiunge anche la voce di Stefano Frezza di Epicentro solidale:

"Una autentica montagna di bugie, innaffiata da tanta demagogia e propaganda, ecco cos'è stata la conferenza di venerdì scorso a Roma di Berlusconi.

La più facile controprova a chi ancora oggi continua a sostenere che "i soldi ci sono" è la vergognosa situazione di stallo nell'erogazione del contributo di autonoma sistemazione.

Se i soldi ci fossero veramente non staremmo ad elemosinare un contributo fermo a cinque mesi addietro.

Berlusconi è assente da L'Aquila ormai da troppo tempo - l'ultima volta si è semplicemente rinchiuso nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito e manca completamente di un quadro esaustivo ed esauriente sulla reale situazione della nostra città e dei suoi abitanti.

Se tutto quello che ha detto nell'incontro con la stampa fosse vero che ci facevano 25000 persone in piazza sabato scorso a L'Aquila?"

28 novembre 2010

Fonte: Il Capoluogo d'Abruzzo


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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 03 Dicembre 2010 17:35 )
 
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