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IL RAPPORTO SULLO STATO DEL TERRITORIO ITALIANO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEI GEOLOGI PDF Stampa E-mail
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Presentato oggi a Roma, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio.

Il Rapporto evidenzia che il 40% della popolazione vive in zone ad elevato rischio sismico.

Dal 1944 al 2008 «il costo del dissesto idrogeologico e dei terremoti è stato di 213 miliardi di euro».

RISCHIO SISMICO -   Sono 725 i Comuni italiani potenzialmente interessati da un alto rischio sismico, mentre quelli a medio rischio sono 2.344.
Nelle zone ad alto rischio risiedono 3 milioni di abitanti, nei secondi 21,2 milioni.

Quindi il 40% della popolazione italiana risiede dunque in zone a elevato rischio sismico.
È quanto emerge il primo Rapporto sullo stato del territorio italiano realizzato dal centro studi del Consiglio nazionale dei geologi (Cng), in collaborazione con il Cresme (Centro ricerche economiche e sociali di mercato per l'edizia), presentato a Roma.

SPESA - In zone a elevato rischio sismico si trovano 6,3 milioni di edifici, 27.920 scuole e 2.188 ospedali.

Lo studio ricorda poi che il 60% degli 11,6 milioni di edifici italiani a prevalente uso residenziale è stato realizzato prima del 1971, mentre l'introduzione della legge antisimica per le costruzioni in Italia è del 1974.

Dal 1944 al 2008 «il costo del dissesto idrogeologico e dei terremoti è stato di 213 miliardi di euro, con un investimento di 27 miliardi di euro solo dal 1996 al 2008», ha annunciato il presidente del Cng, Piero Antonio De Paola: «Una spesa ingente, ma inefficace per la pianificazione non completa e che quando c'è viene elusa e per la mancanza di un centro di coordinamento».

RISCHIO IDROGEOLOGICO - Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, invece, sono circa 6 milioni gli italiani che abitano nei 29.500 chilometri quadrati del nostro territorio considerati a «elevato rischio». In Italia 1.260.000 edifici sono «a rischio frane e alluvioni. Di questi oltre 6 mila sono scuole, mentre gli ospedali sono 531». Un milione di persone a rischio idrogeologico ivono in Campania; 825 mila in Emilia Romagna, oltre mezzo milione in ogni regione di Piemonte, Lombardia e Veneto.

Fonte: La Repubblica, 13 ottobre 2010

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27 miliardi di investimenti in dieci anni.
E' il Veneto ad avere speso di più.


Secondo il Centro Studi del CNG dal dopoguerra ad oggi si sono  spesi circa 200 miliardi di euro (valore 2009) per contenere il dissesto idrogeologico e dei terremoti. Spese preventive ma soprattutto destinate ad interventi successivi alle calamità naturali.

Il valore dei danni causati da eventi franosi e alluvionali dal dopoguerra ad oggi è stimabile in circa 52 miliardi.
Mediamente si tratta di circa 800 milioni all'anno, una cifra che nell'ultimo ventennio è comunque aumentate assestandosi intorno al miliardo e 200 milioni annui.

Il Ministero dell'Ambiente stima il fabbisogno finanziario per mettere in sicurezza idrogeologica l'intero territorio nazionale in 40 miliardi.
Di questi il 68% riguarderebbe interventi relativi alle 12 regioni del Centro Nord e il 32% le 8 regioni del Mezzogiorno.
Agli attuali livelli di spesa e in assenza di calamità naturali ci vorrebbero 33 anni.
La spesa in conto capitale relativa all'assetto del territorio e alla difesa del suolo dal 1999 al 2008 ammonta complessivamente a circa 27 miliardi di euro, corrispondenti al 2,2% del totale.

La regione che ha speso di più è stata il Veneto con 3 miliardi e 404 milioni, seguita dalla Lombardia con 2 miliardi e 620 milioni. Leggermente inferiore è la spesa relativa alla Campania e sopra i 2 miliardi è anche il Piemonte.

Una maggiore attenzione alla questione della sicurezza del territorio si riscontra nelle quattro regioni, Umbria, Veneto, Basilicata e Sardegna, che hanno destinato all'ambiente oltre il 4% del totale delle spese in conto capitale.
Fanalino di coda è il Lazio con soltanto lo 0,6%.

FONTE: Consiglio Nazionale dei Geologi (13 ottobre 2010)


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Ultimo aggiornamento ( Sabato 16 Ottobre 2010 19:29 )
 
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