In Sicilia "dobbiamo intervenire affinchè vengano abbandonati, e possibilmente rasi al suolo, edifici costruiti non solo in zone ad alto rischio sismico, ma nelle oasi, sul mare e in zone sismiche o sul greto di un fiume". Lo ha detto il Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo parlando a 'Omnibus La7' del "PIANO CASA".
"Vanno abbattute - ha aggiunto - perchè sono delle mostruosità. E' gia' successo in varie città. Bisognerebbe concepire una legge dotandola di risorse finanziarie che consentano a chi ha costruito abusivamente nelle aree più improbabili e li aiuti a costruire invece in zone a ciò destinate".
Lombardo ha, poi, ribadito che in Sicilia "è escluso che si possano allargare case che sono state costruite abusivamente e poi sanate". "Semmai - ha aggiunto il Governatore siciliano - ci orienteremo facendo una proposta all'Assemblea Regionale Siciliana che dovrebbe poi essere tramutata in legge, che incentivi le ristrutturazioni e il consoldiamento di centri storici, che incentivi il risparmio energetico e la ricostruzione''.
Ma nel 90 per cento dei comuni siciliani la terra potrebbe tremare. Sono ben 356 le città e i paesi siciliani classificati ad alto rischio sismico.
Più del novanta per cento, se si considera che i comuni dell´Isola sono in tutto 390.
Dal rischio terremoti si salvano solo poche realtà, come Caltanissetta con la sua provincia, alcuni comuni dell´agrigentino e le isole di Lampedusa, Linosa, e Pantelleria.
La mappa del rischio sismico, approvata dalla giunta regionale nel 2004, suddivide paesi e città in quattro zone.
C´è la zona 1, la più pericolosa, che racchiude 27 comuni.
C´è la zona 2, dove il rischio è elevato, che abbraccia l´ottanta per cento dell´Isola con 329 comuni.
E poi ci sono la zona 3, a rischio moderato, che conta solo cinque paesi, e la zona 4, quella a basso rischio, che comprende solo 29 comuni.
«In gran parte del territorio siciliano si corrono rischi sismici pari, se non maggiori, a quelli dell´Abruzzo», dice Salvatore Cocina, direttore della Protezione civile regionale, volato in Abruzzo per i soccorsi.
Ma in base a quali parametri i comuni vengono suddivisi in zone? Quali sono gli elementi che rendono un paese o una città meno sicura di un´altra? Dove gli effetti di un terremoto sarebbero più devastanti? Per classificare i comuni, sono stati valutati tre criteri: - la conformazione geologica dei territori, in base alle mobilità delle faglie, - il numero di edifici non sicuri, cioè realizzati prima della classificazione sismica del comune di appartenenza e - il numero di opere infrastrutturali utilizzate da almeno 9-12 anni che ospitano tante persone, come gli ospedali, le scuole, le case di cura. Un terremoto in un paese della zona 4 non creerebbe gli stessi danni di uno che abbia come epicentro un paese di zona 1.
Bastano alcuni esempi numerici per rendersene conto: le scosse in una città di zona 1, Messina per esempio, potrebbe causare danni per almeno 1 milione di euro in un anno. In una città di zona 4, per 100 mila euro.
«Sono stime indicative che rendono l´idea - spiega Cocina - Se spalmiamo per ogni anno i morti a causa di terremoti, a Messina se ne contano 100 in 360 giorni, a Caltanissetta 1».
La maggior parte dei comuni siciliani, ben 329, è in zona 2, cioè a rischio elevato: da Trapani a Palermo, da Agrigento a Catania, da Ragusa a Siracusa. Tra i comuni in zona 2, ce ne sono 89 per i quali vengono previste le stesse limitazioni previste per i comuni che si trovano nella zona rossa. Si tratta di paesi e città che hanno un grosso numero di strutture di «rilevanza strategica»: scuole, ospedali, caserme centri di protezione civile. «Edifici strategici che, in caso di eventi sismici, diventano fondamentali per i soccorsi», continua Cocina, che spiega come si dovrebbero leggere e affrontare i dati della mappa del rischio.
«I terremoti, purtroppo, non si possono prevedere - dice il direttore della protezione civile regionale - in una regione ad alto rischio, come la Sicilia, bisogna mettere in sicurezza gli edifici che non lo sono.
Quelli che non possono essere messi in sicurezza, dovrebbero essere abbattuti e ricostruiti. A partire dalle strutture pubbliche, come scuole e ospedali.
La mappatura del rischio è stata fatta nell´81, dopo il terremoto dell´Irpinia.
Tutto quello che è stato costruito negli anni del boom, tra il Cinquanta e il Settanta, non è adeguato».
Cocina spiega però che non sempre antico significa insicuro.
«Basta pensare alla cattedrale di Catania - conclude - Ha attraversato due forti scosse ed è ancora in piedi. In Sicilia orientale alcuni interventi di messa in sicurezza sono stati fatti. La Sicilia occidentale, invece, è ancora indietro».
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