
Un piano che poggia su tre elementi: la
prevenzione del rischio, la
protezione dal rischio e la
preparazione, compresa quella delle popolazioni interessate, tanto che attribuisce queste funzioni alle autorità distrettuali di bacino e alla protezione civile.
Un sistema - come si legge nella relazione di accompagnamento del testo - che «consentirà all'Italia di disporre, per l'intero territorio nazionale, prima della data del 22 dicembre 2010 imposta dalla direttiva, delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni richieste dalla stessa direttiva».
Sempre entro tale data, l'Italia potrà dotarsi anche dei piani di gestione del rischio di alluvioni visto che sia i piani per l'assetto idrogeologico (Pai) che il Sistema di allerta nazionale «già contengono gli elementi che la direttiva 2007/60/CE richiede».
La necessità di dover recepire una direttiva europea (la 2007/60) in merito alla conoscenza del rischio idrogeologico e dalla probabilità dell'instaurarsi di eventi alluvionali e franosi potrà forse offrire la sponda al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo (Nella foto), per portare a casa anche il tanto discusso testo di legge sul dissesto idrogeologico, annunciato all'indomani della tragedia messinese.
Uno schema di decreto che richiedeva la copertura finanziaria di 4 miliardi di euro, concessi per un quarto dal Cipe, ma rimessi in discussione assieme al rinvio del decreto stesso da parte del ministro Tremonti.