Home Ultime Notizie RICOSTRUZIONE IN ABRUZZO: CIALENTE: "CI SONO ANCORA 32 MILA PERSONE SENZA CASA". IL VESCOVO: "RITARDI E POCHI FONDI, LA GENTE PERDE LA SPERANZA"
RICOSTRUZIONE IN ABRUZZO: CIALENTE: "CI SONO ANCORA 32 MILA PERSONE SENZA CASA". IL VESCOVO: "RITARDI E POCHI FONDI, LA GENTE PERDE LA SPERANZA" PDF Stampa E-mail
Logo_ProCiv_Abruzzo_s.png "Al momento, all'Aquila, ci sono ancora 32 mila persone senza casa" ha dichiarato Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila, nel corso della seduta straordinaria del Consiglio Comunale del 10 giugno, aggiungendo che "il 29 gennaio, quando c'è stato l'avvicendamento tra la Protezione Civile e il Commissario delegato per la ricostruzione e il suo vice, eravamo convinti che la vicinanza del Governo si mantenesse costante. Ma così non è stato".

Cialente ha spiegato che da un incontro avuto con il Governo e con la Protezione Civile è emerso che "non ci sono più soldi per affrontare la tragedia, da tutti riconosciuta come la più grande del Paese negli ultimi cento anni.

E non ci sono soldi nemmeno per l' Emergenza".

Ci sono imprenditori che hanno eseguito lavori e puntellamenti che non hanno ricevuto contributi e " non sanno più dove attingere".

Dei circa 500 milioni di euro necessari nell'immediato ne sono giunti 122, di cui 44 già destinati ai rimborsi per lavoratori autonomi e attività produttive, mentre 35 milioni sono arrivati dalla Regione.

Ma, ha continuato Cialente, "manca la liquidità. Mancano mille appartamenti ed altrettanti di edilizia pubblica recuperabili sono fermi lì per mancanza di fondi".

E per fare un esempio, il sindaco ha detto "siamo come chi compiendo una scalata perde appiglio e rimane sospeso nel vuoto.  Non è pensabile che qualcuno possa tagliare la corda lasciandoci precipitare nel vuoto".


Venerdi 11 Giugno 2010 (Il Giornale della Protezione Civile)

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L'AQUILA, 13 giugno 2010.
La carenza di fondi per la ricostruzione, l'impasse burocratica e soprattutto la paura della gente di aver lasciato la propria identità fra le macerie.
I gesti e le parole di monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare dell'Aquila, tradiscono la preoccupazione di trovarsi a vivere in una città ormai sull'orlo di una crisi di nervi.

A servizio della diocesi aquilana, un sostegno per l'arcivescovo Giuseppe Molinari, D'Ercole ha dimostrato da subito di avere le idee chiare sulla strada da seguire.

«Dopo il terremoto del 1703 furono i cittadini a prendere in mano la situazione», ha detto in una delle sue prime omelie, «contribuirono in maniera decisiva alla ricostruzione della città, così dovrà essere nei giorni nostri».

Ma la consapevolezza è quella di avere davanti un tessuto sociale disgregato, malgrado le aspettative e le richieste dei cittadini siano le stesse.

L'occasione per tracciare un bilancio, a 14 mesi dal sisma e 6 dal suo insediamento, viene da un'intervista rilasciata a Paolo Viana del quotidiano cattolico Avvenire.

La ricostruzione langue e lui dice apertamente: «Mancano i soldi: non si sa quando arriveranno e quanti. E poi, forse, troppa lentezza burocratica. Questo» spiega «disorienta la gente che teme di non tornare più a casa: troppi inverni di ritardo potrebbero completare l'opera del terremoto, riducendo in macerie gli edifici danneggiati ed esasperando gli animi sino alla depressione».

Fonte: il Centro


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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 16 Giugno 2010 16:07 )
 
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