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ALLUVIONI: LA RISPOSTA E I LIMITI DEL SISTEMA DI PROTEZIONE CIVILE PDF Stampa E-mail
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Pubblicato sul n. 5 della rivista del DPC "Protezione Civile".

Mercoledì 9 novembre 2011
, il Capo Dipartimento della Protezione Civile riferisce alla Commissione VIII Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati sulle alluvioni in Liguria di Levante e alta Toscana, in Piemonte e a Genova e sulle successive piogge in Campania, Basilicata, Puglia e Isola d'Elba.

Eventi che hanno provocato vittime, dispersi e feriti, ingenti danni alle abitazioni, alle infrastrutture viarie, ai servizi essenziali e alle telecomunicazioni.

L'audizione di Gabrielli si svolge a pochi giorni dalle precipitazioni che in Sicilia, a fine novembre, sferzano il messinese.
Tanti i temi affrontati: l'eccezionalità delle precipitazioni che stanno colpendo il Paese, la risposta del Servizio Nazionale della Protezione Civile all' Emergenza maltempo, il sistema di allertamento per il rischio idrogeologico, l'importanza della prevenzione e dei piani di protezione civile.


Piogge eccezionali ma ricorrenti


La Liguria, la Toscana, il Piemonte e qualche giorno dopo la Sicilia subiscono rovesci di ingenti quantitativi di pioggia in un tempo relativamete breve.
Fino a 500ml di pioggia vengono giù in tempi ristretti, su territori spesso impreparati ad affrontare questi fenomeni.
Fenomeni eccezionali eppure sempre più ricorrenti. Il Capo Dipartimento ribadisce in Commissione: "Il problema è che le frequenze di questi episodi stanno esponenzialmente aumentando".
Cosa fare? Prevenire e garantire una risposta coordinata e responsabile del Sistema di protezione civile.

La risposta del Sistema di protezione civile

Da subito, il Sistema di protezione civile - a livello locale, regionale e centrale - s'attiva per fornire soccorso e assistenza alla popolazione colpita dalle alluvioni e per presidiare il territorio.
Il Dipartimento della Protezione Civile segue l'evolversi degli eventi, attraverso rapporti costanti con le sale operative nazionali e regionali; continui aggiornamenti del Comitato Operativo, riunito in seduta permanente; sopralluoghi nelle zone colpite da parte di team di esperti.


Il Sistema di allertamento

In Commissione sono illustrati l'architettura e il funzionamento del Sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico e idraulico ai fini di protezione civile, disciplinato dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004, e dai successivi atti di modifica e integrazione.
In particolare, il Capo Dipartimento descrive il ruolo dei Centri funzionali e quello del Dipartimento, che garantisce - attraverso il Centro Funzionale Centrale - il coordinamento delle previsioni meteorologiche.
Il Dipartimento emette quotidianamente  un bollettino di vigilanza meteorologica nazionale o, in caso di previsione di eventi di scala sovra regionale, avvisi nazionali di condizioni meteorologiche avverse, costituiti dalla integrazione degli avvisi meteo regionali.
La direttiva chiarisce le responsabilità definendo i protocolli operativi e i rapporti con le autorità di protezione civile.

Le Regioni devono stabilire in modo univoco le azioni di protezione civile da attivare a livello locale, ufficializzarle in delibere di Giunta e informarne il Dipartimento.
Gabrielli spiega come i bollettini di vigilanza meteo non siano l'equivalente delle tradizionali previsioni meteo, ma rappresentino previsioni che attengono a scenari di protezione civile.

Il Dipartimento segnala le piogge e le nevicate solo se hanno una potenziale ricaduta sull'incolumità dei cittadini.
Il bollettino è frutto del concorso dell'attività del Centro funzionale centrale della Protezione Civile, del servizio meteorologico dell'Aeronautica Militare e dei Centri funzionali regionali del Piemonte e dell'Emilia-Romagna, individuati come centri di eccellenza fra le realtà regionali.

Una volta emesso dal Dipartimento l'avviso meteo, i singoli centri funzionali regionali, se sussistono situazioni di criticità idrogeologica, emettono propri avvisi di criticità: lo fanno in autonomia se i centri funzionali regionali sono autonomi o tramite il Dipartimento se non lo sono.

Le regioni non autonome in questo senso sono il Friuli, il Lazio, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, la Calabria e l'Abruzzo.

Il Dipartimento, per le Regioni non autonome, emette avvisi di criticità secondo una tripartizione di pericolosità:
criticità ordinaria,
criticità moderata e
criticità elevata.

Tutte le Regioni devono diramare sul territorio gli avvisi, prescrivendo per ogni tipo di criticità un tipo di attenzione o di allerta specifica.


Allerta: procedure e comunicazione non uniformi

Gabrielli sottolinea come esista un problema di uniformità delle procedure e delle forme di comunicazione.

"Ci sono Regioni che riferiscono alla criticità elevata l'allerta 2, altre l'allerta 3, altre il preallerta".
Una complessità nella comunicazione delle allerta che non rende fluido il flusso informativo nel Sistema.

E uno dei primi compiti del Comitato Paritetico previsto dalla legge 401/2001 che il Dipartimento della Protezione Civile s'accinge a riattivare, conclude Gabrielli, sarà proprio cercare di uniformare procedure e comunicazione.


Prevenzione strutturale

Centrale nella relazione il tema della prevenzione.
"Esiste - sostiene Gabrielli - una prevenzione strutturale.
Se ci si soffermasse a parlare delle condizioni delle scuole, degli uffici strategici e delle abitazioni, si vedrebbe che esiste un problema di interventi preventivi per mettere in sicurezza gli edifici e il territorio".

Questa attività di prevenzione non è in carico alla Protezione Civile. Piuttosto alle Regioni e agli Enti locali che devono provvedere ad un'attenta e lungimirante progettazione urbanistica dei centri urbani, ad attività di indagine e consolidamento strutturale di strutture di propria pertinenza.

Molto spesso, tuttavia, la mancanza di risorse fa sì che certi interventi restino incompiuti.

Manca
una visione d'insieme, un piano di interventi sistematici a medio e lungo termine.
Uno status quo che non può essere superato con interventi spot, con singole e isolate iniziative.

Eticamente, ribadisce il Capo Dipartimento, è impensabile non dotare gli enti locali di risorse per intervenire: "i morti di questi giorni ci impongano interventi immediati".

Ma ogni intervento, ogni stanziamento di risorse è sterile se non si comprende che previsione e prevenzione sono presupposti di un Sistema di protezione civile che gira bene solo con il concorso di ciascuno: istituzioni, componenti e cittadini.


Il rischio accettabile

Poiché la cementificazione e il dissesto sono un dato di fatto decennale e gli interventi sul dissesto hanno tempi lunghi, Gabrielli insiste sulla sottoscrizione di un patto sociale fra cittadini e istituzioni basato sul concetto di "rischio accettabile".

Certe emergenze non determinerebbero i danni che invece provocano, se gli Enti locali diffondessero la cultura dell'auto- protezione e se il cittadino la facesse propria.

Di contro cittadini, media e stakeholder non possono "crocifiggere" quegli amministratori che responsabilmente e coraggiosamente - a volte anche rischiando, ma nell'interesse generale - prendono decisioni anche impopolari in emergenza ma quantomeno non si nascondono dietro un pavido immobilismo.


L'auto-protezione

Ricorrente il tema dell'auto-protezione. "Qualcuno ha ironizzato - dice Gabrielli - quando ho sottolineato l'aspetto dell'auto-protezione, contrabbandandola come se significasse ‘ognuno faccia come meglio crede o si arrangi', al contrario l'auto-protezione è uno dei concetti basilari di un Sistema di protezione civile.

Dispone l'interruzione di tutte le attività in alveo e la messa in sicurezza dei mezzi e macchinari, assicura una reperibilità finalizzata, in via prioritaria, alla ricezione di ulteriori aggiornamenti, assicura la sorveglianza attraverso il presidio territoriale delle zone a elevata predisposizione al dissesto idrogeologico e ad alta pericolosità idraulica".

Le zone sono individuate nella cartografia delle criticità a uso della Protezione Civile e nelle sue eventuali integrazioni di dettaglio a cura dei Comuni.

Sia in caso di allerta 1 sia di allerta 2, i Comuni s'avvalgono del supporto del volontariato, dei corpi dello Stato, di enti pubblici e privati preposti alla bonifica, alla difesa del suolo e del territorio, alla gestione della viabilità stradale e ferroviaria e anche dell'energia.

Non ci possono essere confusione e sovrapposizioni di ruoli e prerogative nella gestione delle emergenze.
"La catena di comando è ben definita - sostiene Gabrielli - le azioni che devono essere eseguite sono scritte".
Ciò che serve è insistere sull'auto-protezione.


I piani di protezione civile e l'informazione alla popolazione

I piani di protezione civile devono essere predisposti e resi pubblici da Comuni e Province.

Su questo fronte Gabrielli è perentorio. "Quando si afferma che il Dipartimento emana gli avvisi e poi sono i Comuni che li devono attuare, non è uno ‘scaricabarile', non è un mettere la croce addosso all'ultimo anello della catena".

Il Sistema di protezione civile funziona nel nostro Paese in senso sussidiario.

È il Sindaco la prima autorità di protezione civile e, sussidiariamente, nella gestione delle emergenze i comuni possono essere affiancati dalle autorità sovraordinate.

La stessa Regione Liguria con delibera n. 746 del 9 luglio del 2007, parlando dei tipi di allerta idrogeologica e delle azioni da intraprendere, prevede che "il Sindaco, in qualità di autorità comunale di protezione civile, attiva la struttura comunale di protezione civile, comunica in tempo utile alla popolazione tramite le strutture comunali a disposizione, ivi compreso il volontariato, la necessità di mettere in atto misure di autoprotezione".

Ogni Comune dovrebbe aver predisposto un piano di protezione civile.
Se poi questi piani non sono conosciuti dalla gente è come se non esistessero.
Ecco che emerge il tema dell'informazione alla popolazione: il combinato disposto tra l'articolo 15 della legge n. 225 del 1992 e l'articolo 12 della legge n. 265 del 1999 pone in capo al sindaco le comunicazioni alla popolazione.
Informare la collettività è prerogativa del Sindaco - ricorda Gabrielli - "non per una perversione, ma per una semplice ed elementare considerazione:  chi meglio di colui che sta sul territorio ne conosce
le condizioni?".


Proposte e conclusioni

Gabrielli pone infine l'accento

sulla necessità di rifinanziare il Fondo nazionale e regionale di protezione civile: le risorse limitate potrebbero determinare una riduzione della capacità operativa del sistema di protezione civile; 

sulla necessità di modificare le recenti disposizioni normative, come la legge n. 10 del 26 febbraio 2011, che incidono sul reperimento delle risorse da destinare alle emergenze;

sull'esigenza di introdurre forme di assicurazione obbligatoria rispetto ai rischi naturali, come avviene in altri Paesi europei e non europei;

sul bisogno per il Sistema di protezione civile di rafforzare le attività di prevenzione non strutturale.



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Ultimo aggiornamento ( Domenica 25 Dicembre 2011 19:22 )
 
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