E' stato presentato il 4 maggio, il documento finale dell'Analisi OCSE sul sistema italiano di Protezione Civile: un rapporto indipendente dove viene valutato il livello di preparazione ai disastri e la capacità di risposta dell'Italia al rischio di terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni e tsunami.
I risultati dello studio condotto tra il 2008 e il 2010 dall'OCSE, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, sono stati illustrati a Palazzo Chigi da Angel Gurrìa, Segretario Generale dell'OCSE, alla presenza del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e del Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
L'Italia è il paese dell'Europa che si deve confrontare maggiormente con i rischi legati a eventi catastrofici di diversa tipologia.
Per questa ragione, la Presidenza italiana del Consiglio dei Ministri ha deciso di sottoporre all'esame dell'OCSE le politiche e le istituzioni nazionali per la Protezione civile.
IL RAPPORTO: LE RACCOMANDAZIONI
L'OCSE indica alcuni aspetti di protezione civile su cui il Sistema italiano deve lavorare per migliorare la gestione delle emergenze future:
• sviluppare un programma per dare visibilità al legame cambiamenti climatici/disastri naturali;
• completare la rete dei centri funzionali regionali;
• unificare i numeri di Emergenza, sul modello del numero unico europeo;
• sviluppare un approccio sistematico di analisi delle esperienze passate. In tal senso, la Commissione Grandi Rischi potrebbe redigere delle raccomandazioni;
• migliorare la comunicazione, anche attraverso mappe del rischio;
• snellire la legislazione per chiarire i ruoli dei diversi attori coinvolti nel Servizio Nazionale;
• rilanciare gli sforzi legislativi per un sistema pubblico-privato, che coinvolga le compagnie di assicurazioni nella copertura delle perdite da disastri naturali;
• investire nel volontariato organizzando corsi di formazione e di sviluppo delle competenze;
• introdurre un sistema di formazione continua per mantenere alti standard professionali;
L'OCSE indica anche alcune criticità che possono contrastare una efficace gestione dell'emergenza e che il Sistema di protezione civile deve considerare:
- Politiche di prevenzione per ridurre vulnerabilità ed esposizione ai rischi della popolazione: oltre alle norme di pianificazione urbanistica dovrebbero essere previste misure di ispezione, incentivi per la riqualificazione e sanzioni più dure per le violazioni.
- Comuni italiani: il nostro Paese conta oltre 8.104 comuni, ognuno responsabile della protezione civile nell'ambito della sua giurisdizione. Non tutti dispongono però delle risorse necessarie a garantire un servizio adeguato.
- Attività produttive: il ripristino dei servizi danneggiati è una priorità di cui la Protezione civile deve tenere conto. Le attività produttive sono infatti risorse cruciali per la ripresa in seguito a un evento catastrofico.
Il rapporto identifica anche alcune aree, dove l'Italia potrebbe fare progressi.
(.....) Le politiche pubbliche non forniscono incentivi adeguati a favorire le ristrutturazioni e gli investimenti privati che sarebbero necessari a mitigare i rischi di disastro. Bisognerebbe prendere in considerazione un sistema pubblico-privato in grado di migliorare la copertura assicurativa per le perdite dovute a catastrofi naturali e di favorire gli investimenti nella mitigazione del rischio, riducendo i premi e le frachigie assicurative e istaurando contemporaneamente un sistema di valutazione della conformità al regolamento edilizio.
Alcuni comuni non hanno le capacità adeguate per gestire le situazioni di emergenza, compreso nelle regioni che presentano un alto rischio di catastrofi naturali.
Di fronte a tali disparità, è necessario adottare standard minimi di sicurezza a livello nazionale.
Per far sì che tutte le province e tutti i comuni rispettino tali standard, occorre istituire un sistema di controllo efficiente, unito al potere di applicare sanzioni.
Un'altra area dove si potrebbe fare di più è quella della consapevolezza pubblica. (.....)
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